Bologna, 6 ago. (MEDIAMOLT) – Ci lascia uno dei cantautori e intellettuali più influenti della musica italiana del secondo Novecento. Francesco Guccini è morto questa mattina nella casa di Pavana, la frazione di Sambuca Pistoiese dove viveva, accanto ai familiari più stretti. Il quadro clinico, già compromesso da tempo, si è aggravato nella notte tra il 5 e il 6 agosto. In una nota, i parenti hanno chiesto riserbo e reso noto che il rito funebre resterà riservato alla cerchia più intima, per volontà esplicita dell’artista; un momento pubblico di raccoglimento è invece annunciato per il mese di settembre.
Guccini era nato a Modena il 14 giugno 1940, da una famiglia modesta, e aveva passato parte dell’infanzia sull’Appennino, un legame che avrebbe attraversato tutta la sua produzione artistica. Prima di dedicarsi alla musica lavorò come cronista per un giornale modenese; nel 1961 si stabilì a Bologna, città che restò per sempre il suo punto di riferimento. Furono gli anni della collaborazione con formazioni beat come Equipe 84 e Nomadi, per cui compose brani poi diventati parte della memoria collettiva del Paese.
Pubblicò il suo primo disco da solista nella seconda metà degli anni Sessanta, dando avvio a una carriera che avrebbe attraversato quasi sei decenni e superato i venti album. Tra i titoli entrati stabilmente nel repertorio della musica popolare italiana figurano “Dio è morto”, “Auschwitz”, “La locomotiva”, “L’avvelenata”, “Eskimo”, “Radici” e “Canzone per un’amica”. In parallelo coltivò una carriera da scrittore — romanzi, testi noir, saggi di dialettologia — e insegnò lingua italiana in un ateneo americano con sede a Bologna.
Da alcuni anni Guccini aveva diradato le apparizioni pubbliche per motivi di salute. Non si contano i messaggi di cordoglio, dalla politica, alla musica, al mondo della cultura. Gianni Morandi, su Instagram, ha ricordato le conversazioni con l’amico fatte di racconti di montagna, di Emilia e di musica, chiudendo con un commiato asciutto: “Se n’è andato un vero poeta”. Luciano Ligabue ha affidato il proprio saluto a un pensiero personale, dicendo di averlo ammirato in modo sconfinato e di avergli voluto — e di volergli tuttora — “davvero bene”. Elly Schlein, segretaria del Pd, ha ricordato come Guccini abbia raccontato ingiustizie e speranze del Paese restando sempre “dalla parte degli ultimi”,estendendo il cordoglio a nome di tutto il partito. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri lo ha definito un amico, ricordando una visita fattagli poche settimane fa e definendolo “il maestrone”. Matteo Renzi ha citato brani meno noti accanto ai grandi classici, osservando che l’artista se ne va ma le sue canzoni restano parte della vita di tutti. Alla Camera dei Deputati sono scattati applausi bipartisan alla notizia della morte; da Fratelli d’Italia è arrivata la proposta di conferire la Medaglia della Camera alla memoria. La Regione Emilia-Romagna — con il presidente de Pascale, l’assessora Allegni, la presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e il presidente Maurizio Fabbri — ha diffuso un cordoglio istituzionale definendolo “il grande Maestro”della regione. Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana lo ha salutato sui social richiamando un verso della sua stessa canzone “Eskimo”, definendolo “gigante”. (RED/MEDIAMOLT)
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