MILANO, 15 OTT – L’Asia cresce più del previsto, sostenuta dagli investimenti tecnologici e dagli scambi regionali, ma si prepara a perdere velocità. Il Fondo monetario internazionale stima un’espansione del prodotto interno lordo del 4,8% nel 2026 e del 4,4% nel 2027, dopo il 5% del 2025. Le nuove previsioni migliorano quelle di aprile rispettivamente di 0,4 e 0,1 punti percentuali, ma confermano un progressivo rallentamento. È il quadro del Regional Economic Outlook: Asia and Pacific di ottobre, intitolato “Resilience Amid Uncertainty: Can it be Sustained?”, che individua nel costo dell’energia, nella tenuta del ciclo tecnologico e nelle condizioni finanziarie internazionali i principali fattori di rischio.
Il miglioramento rispetto alle attese della primavera riflette la capacità di alcune economie di adattarsi agli shock esterni e una spinta degli investimenti nell’intelligenza artificiale superiore alle previsioni. La domanda di semiconduttori, infrastrutture informatiche e prodotti tecnologici ha sostenuto esportazioni e investimenti, soprattutto nei Paesi inseriti nelle relative catene produttive. Anche la tenuta del commercio interno all’Asia e l’espansione degli scambi di servizi hanno contribuito ad assorbire le difficoltà, nonostante dazi e restrizioni alle esportazioni.
La crescita aggregata nasconde però differenze marcate. Per le economie avanzate asiatiche il Fondo prevede un’accelerazione dal 2,5% del 2025 al 3,2% nel 2026, seguita da un rallentamento al 2% nel 2027. Le economie emergenti e in via di sviluppo restano il principale motore regionale, ma passerebbero dal 5,6% dello scorso anno al 5,1% nel 2026 e al 4,9% nel 2027, con l’aumento dei prezzi energetici che pesa sui consumi e sui conti con l’estero.
Tra le maggiori economie, l’India mantiene una crescita prevista del 7% sia nel 2026 sia nel 2027. Il rapporto richiama la solidità dei consumi privati e dell’attività nei servizi; i dati indiani sono espressi per anno fiscale. La Corea del Sud, favorita dalla domanda tecnologica, dovrebbe invece accelerare dall’1,1% del 2025 al 3,3% quest’anno, per poi attestarsi al 2,8% nel prossimo. Per il Giappone è prevista una crescita dello 0,7% in entrambi gli anni, con il sostegno fiscale che attenua parte degli effetti dello shock energetico.
La Cina presenta un quadro diverso. Il Fondo prevede un rallentamento dal 5% del 2025 al 4,5% nel 2026 e al 4% nel 2027. Sulla domanda interna incidono la debole fiducia dei consumatori, il prolungato aggiustamento del mercato immobiliare e fattori strutturali, ai quali si aggiungono il rincaro del petrolio e l’incertezza. Le esportazioni nette restano un elemento centrale della crescita.
La diminuzione dei prezzi delle esportazioni cinesi produce effetti differenti nel resto della regione. Le imprese che competono con i prodotti finiti provenienti dalla Cina subiscono pressioni su redditività e produzione; quelle che acquistano componenti e beni intermedi possono invece beneficiare di costi inferiori. Secondo l’analisi del Fondo, finora il saldo di questi effetti risulta nel complesso sostanzialmente neutrale nella maggior parte dei settori e dei Paesi esaminati.
Il caro energia rappresenta una delle principali linee di divisione. Le economie più grandi hanno contenuto le interruzioni delle forniture ricorrendo alle scorte, diversificando gli approvvigionamenti e sostituendo parte degli input energetici. Molti Paesi a basso reddito, le economie agricole e gli Stati insulari del Pacifico hanno invece risentito maggiormente dell’aumento dei costi di carburanti, trasporti, elettricità e fertilizzanti. Per le economie a basso reddito la crescita del 2026 è ora prevista al 3,7%, contro il 4,4% della precedente stima; per i Paesi insulari del Pacifico al 2,6%, dal 2,8%.
Il rapporto avverte che il trasferimento dei rincari energetici ai prezzi finali può avvenire con ritardo. Le pressioni sul costo della vita potrebbero quindi proseguire, soprattutto dove energia e alimentari importati rappresentano una quota elevata della spesa delle famiglie e le risorse per gli interventi di sostegno sono più limitate.
Un prolungamento del conflitto in Medio Oriente potrebbe mantenere elevati e volatili i prezzi delle materie prime. Ulteriori prelievi dalle riserve petrolifere rischierebbero inoltre di ridurre le scorte globali a livelli critici, amplificando i rincari. Anche la successiva necessità di ricostituire le riserve potrebbe contribuire a sostenere la domanda di petrolio.
Un secondo rischio riguarda il settore tecnologico. Una revisione delle aspettative sulla redditività delle imprese legate all’intelligenza artificiale potrebbe provocare una correzione degli investimenti e dei mercati finanziari. L’Asia sarebbe particolarmente esposta per il suo ruolo nelle filiere produttive del settore. Il Fondo segnala anche i vincoli materiali all’espansione delle infrastrutture: disponibilità di acqua, elettricità e capacità delle reti. Al contrario, una diffusione più rapida delle tecnologie e maggiori guadagni di produttività potrebbero sostenere una crescita superiore alle attese.
Sul fronte finanziario, eventuali tensioni nei mercati del debito sovrano di Stati Uniti, Regno Unito, area euro e Giappone potrebbero trasmettersi ai titoli pubblici asiatici, facendo salire i rendimenti. Con debiti e fabbisogni di finanziamento già elevati in una parte della regione, una stretta improvvisa delle condizioni finanziarie aumenterebbe il costo del servizio del debito e le pressioni sui bilanci.
A questi fattori si aggiungono i rischi climatici. Un episodio particolarmente intenso di El Niño potrebbe compromettere agricoltura, pesca e produzione idroelettrica, alimentando nuovi aumenti dei prezzi alimentari ed energetici.
Il Fondo raccomanda alle banche centrali di mantenere la stabilità dei prezzi come obiettivo e di intervenire tempestivamente quando le pressioni inflazionistiche diventano persistenti. Per i governi indica sostegni temporanei e mirati alle famiglie vulnerabili, preferibili a sussidi generalizzati ai carburanti e controlli dei prezzi, più onerosi e capaci di indebolire gli incentivi al risparmio energetico. Nel medio periodo, le priorità comprendono protezione sociale, competenze, infrastrutture digitali, sicurezza energetica e maggiore integrazione degli scambi di servizi. (RED/MEDIAMOLT)
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