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CHI MediaMoltNews 27-08 · 10:16

GB: COSA DICE IL NATIONAL RISK REGISTER 2026

LONDRA, 27 AGO – Dall’attacco contro un Paese della Nato a un’aggressione convenzionale contro il territorio britannico, fino a cyberattacchi contro reti elettriche, acqua, telecomunicazioni e centri dati. Il Regno Unito rafforza la propria pianificazione per affrontare emergenze sempre più complesse e inserisce esplicitamente anche scenari di conflitto militare tra quelli sui quali devono prepararsi istituzioni, imprese e infrastrutture strategiche. È quanto emerge dal National Risk Register 2026, il documento pubblico del governo britannico che traduce, nella parte divulgabile, il National Security Risk Assessment, la valutazione classificata utilizzata dall’esecutivo per individuare le principali minacce acute alla sicurezza del Paese e dei suoi interessi all’estero. Il rapporto definisce la situazione attuale come caratterizzata da rischi più “volatili, vari e interconnessi” che in qualsiasi altro momento a memoria recente e cita espressamente la prosecuzione della guerra tra Russia e Ucraina, le tensioni sulle forniture energetiche, il terrorismo, gli eventi meteorologici estremi, i cyberattacchi e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Tra le ipotesi contemplate compare per la prima volta in maniera particolarmente esplicita quella di un attacco contro un alleato della Nato o contro forze britanniche schierate all’estero tale da determinare l’attivazione dell’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico. Lo scenario preso in considerazione prevede che un avversario invada un Paese Nato oppure colpisca forze britanniche dispiegate all’estero e che i 32 alleati raggiungano il consenso necessario per invocare il principio di difesa collettiva. Il rapporto ipotizza, in questa eventualità, vittime in numero elevato, ripercussioni sulle economie britannica ed europea e possibili gravi interruzioni delle catene di approvvigionamento. Londra ritiene inoltre che una crisi militare sul territorio di un altro Paese Nato potrebbe essere accompagnata da un’intensificazione delle azioni ibride contro il Regno Unito e da possibili attività militari nelle acque circostanti e sul territorio nazionale. La risposta dovrebbe poggiare innanzitutto sulla deterrenza, sostenuta da capacità militari britanniche e alleate sufficienti a garantire la difesa dell’area euro-atlantica.

Ancora più rilevante è il capitolo dedicato a un possibile attacco convenzionale direttamente contro la Gran Bretagna. Il “reasonable worst-case scenario” elaborato dal governo contempla un Paese avversario che colpisca il territorio britannico attraverso una combinazione di missili convenzionali e operazioni informatiche, provocando l’attivazione dell’articolo 5 da parte della Nato. Il National Risk Register precisa inoltre che esiste separatamente uno scenario relativo a un attacco nucleare contro il territorio britannico o gli interessi del Regno Unito, ma che questo rimane classificato e quindi non viene illustrato nel documento pubblico. È questo uno degli elementi che spiega perché Londra stia attribuendo crescente importanza alla cosiddetta “home defence”, la difesa del territorio nazionale non limitata alla componente strettamente militare. Il National Risk Register ricorda infatti che il governo ha annunciato un Home Defence Programme, concepito come un ulteriore livello di pianificazione per difesa, sicurezza e resilienza e destinato a coordinare lo sforzo militare con quello civile nell’eventualità di ostilità internazionali che coinvolgano il Regno Unito.

Il sistema britannico di pianificazione, però, non riguarda soltanto la guerra. Il registro comprende complessivamente 87 rischi autonomi e otto scenari collegati, per un totale di 95. Alcune valutazioni non vengono pubblicate integralmente o sono aggregate per ragioni di sicurezza nazionale o di tutela di informazioni commercialmente sensibili. Tra le minacce considerate figurano terrorismo, crisi geopolitiche, cyberattacchi, blackout nazionali, problemi alle forniture di gas ed elettricità, perdita simultanea delle comunicazioni fisse e mobili, incidenti nucleari, contaminazione degli alimenti, collasso di dighe, perdita dell’approvvigionamento idrico, pandemie, incendi, alluvioni, siccità e temperature estreme.

Particolare attenzione viene dedicata alla vulnerabilità delle infrastrutture critiche. I data center, classificati dal 2024 come sottosettore delle infrastrutture nazionali critiche al pari di acqua, energia e servizi di emergenza, sono ormai considerati essenziali per il funzionamento della società: ospitano infatti sistemi che vanno dalle cartelle cliniche alle comunicazioni, fino ai dati commerciali e finanziari.

Uno degli scenari informatici ipotizza inoltre un cyberattacco sofisticato contro un fornitore tecnologico utilizzato da numerosi operatori delle telecomunicazioni britanniche. Una simile offensiva potrebbe lasciare milioni di utenti senza internet, telefonia mobile e fissa e impedire, per alcuni clienti, persino l’accesso ai numeri di emergenza 999 e 112. Nello scenario utilizzato per la pianificazione, gran parte delle connessioni verrebbe ripristinata entro 24 ore, mentre l’interruzione potrebbe protrarsi fino a 72 ore e, nei casi più complessi, avere conseguenze per settimane o mesi.

Anche acqua ed energia vengono trattate come possibili bersagli. In uno scenario di cyberattacco contro le infrastrutture idriche, il governo considera possibile un’operazione logistica su vasta scala per garantire forniture alternative, con autocisterne, punti di distribuzione dell’acqua imbottigliata e, se necessario, il ricorso a risorse militari. Ospedali, carceri e case di cura avrebbero priorità nelle forniture, ma il documento avverte che, in un incidente di grandi dimensioni, la domanda potrebbe superare la capacità disponibile.

Per le infrastrutture elettriche, il registro prende in considerazione anche attacchi fisici. In uno degli scenari, l’instabilità della rete determinerebbe il distacco automatico di circa il 5% degli utenti, pari a 1,5 milioni di consumatori distribuiti in Gran Bretagna. La maggior parte delle utenze potrebbe essere riallacciata entro due giorni, mentre nelle zone direttamente colpite il ripristino potrebbe richiedere fino a due settimane e la ricostruzione completa dell’infrastruttura tra sei e dodici mesi.

Il nuovo registro introduce inoltre rischi legati alla “digital resilience failure”, sulla base delle lezioni tratte dal blackout informatico globale del luglio 2024, e nuove categorie dedicate agli attacchi informatici contro le infrastrutture idriche e di polizia, ai data center e alle interferenze nei processi democratici. Il governo ha invece eliminato dal registro il precedente scenario relativo all’interruzione delle forniture di gas russo verso l’Europa, spiegando che la dipendenza europea dalle importazioni provenienti dalla Russia si è sensibilmente ridotta.

Alla dimensione istituzionale si affianca quella della preparazione dei cittadini. Il National Risk Register chiarisce che il rapporto è destinato principalmente a responsabili della resilienza, aziende, gestori di infrastrutture critiche, organizzazioni del volontariato, studiosi ed esperti, mentre per famiglie e singoli cittadini il governo rimanda al portale “Prepare” e alle campagne specifiche dedicate alle diverse emergenze. Tra queste figurano “WeatherReady” per gli eventi meteorologici estremi, “Cyber Aware” per la sicurezza informatica e “Run, Hide and Tell” per gli attentati terroristici.

Il sistema comprende anche gli Emergency Alerts, messaggi inviati direttamente ai telefoni cellulari compatibili in presenza di un pericolo imminente per la vita. Il meccanismo è già stato utilizzato per emergenze meteorologiche e alluvioni, ma può essere attivato anche per incendi, emergenze sanitarie o evacuazioni. (EST/MEDIAMOLT)

Un servizio di agenzia.mediamolt.it