Milano, 16 set. – La giornata ruota intorno a cinque grandi questioni: la nuova legge elettorale italiana, il rapporto sempre più problematico con la Russia, la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, lo scontro sul futuro dell’intelligenza artificiale e il ritorno della paura per inflazione, petrolio e tassi d’interesse.
LEGGE ELETTORALE, CHE COSA CAMBIA Il Senato ha approvato la riforma elettorale con 113 voti favorevoli. Il testo deve però tornare alla Camera e, quindi, non è ancora definitivamente approvato. Il nuovo sistema prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti. Significa che chi supera quella soglia riceve un numero di seggi sufficiente a governare con una maggioranza più stabile. Se nessuna coalizione arriva al 42%, i seggi vengono distribuiti con un sistema proporzionale: ogni forza politica ottiene una rappresentanza commisurata ai voti raccolti. In questo caso il risultato potrebbe non garantire una maggioranza autonoma e rendere necessari accordi successivi alle elezioni. La scheda dovrebbe contenere anche l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Non si tratta però dell’elezione diretta del premier, perché il potere di nominare il presidente del Consiglio resta formalmente al presidente della Repubblica. Tornano inoltre le preferenze, ma insieme ai capilista bloccati. L’elettore potrà quindi scegliere alcuni candidati, mentre altri saranno eletti sulla base dell’ordine deciso dai partiti. Lo scontro è molto forte perché la legge elettorale non è soltanto una regola tecnica: può favorire alcune coalizioni, penalizzarne altre e decidere quanto sarà facile trasformare una vittoria relativa in una maggioranza parlamentare.
PERCHÉ SALVINI E LA RUSSIA CREANO UN PROBLEMA AL GOVERNO: Le posizioni di Matteo Salvini sulla necessità di riaprire un dialogo con Mosca stanno creando nuove tensioni nella maggioranza. L’apprezzamento espresso da rappresentanti russi nei confronti del leader della Lega rende la questione ancora più delicata. Il governo italiano mantiene ufficialmente una linea atlantica, sostiene l’Ucraina e conferma gli impegni presi con la Nato e con l’Unione europea. Salvini, invece, insiste sulla necessità di ridurre lo scontro, rivedere le sanzioni e riaprire anche il confronto energetico con la Russia. Il problema per Giorgia Meloni è soprattutto politico: deve dimostrare agli alleati internazionali che l’Italia mantiene una posizione affidabile, ma senza aprire una crisi con uno dei principali partiti della coalizione.
L’ALLARME SUI PRESUNTI OMICIDI PIANIFICATI DALLA RUSSIA: Le autorità statunitensi accusano una rete collegata alla Russia di avere progettato omicidi mirati negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei che sostengono l’Ucraina. Cinque persone sono state incriminate, ma risultano latitanti. Se le accuse saranno confermate, non si tratterebbe soltanto di spionaggio. Significherebbe che Mosca è pronta a utilizzare operazioni clandestine e violente anche all’interno dei Paesi occidentali. La vicenda rientra nella cosiddetta guerra ibrida: sabotaggi, attacchi informatici, campagne di disinformazione, pressioni sulle infrastrutture, interferenze politiche e operazioni coperte. Sono azioni che restano sotto la soglia di una guerra dichiarata, ma possono destabilizzare gli Stati avversari.
UCRAINA, I NUOVI DRONI CAMBIANO LA GUERRA: La Russia sta impiegando droni sempre più veloci, alcuni dotati di motore a reazione. Possono raggiungere velocità molto superiori a quelle dei droni tradizionali e trasportare carichi esplosivi consistenti. Il problema per l’Ucraina è che questi velivoli sono più difficili da individuare e abbattere. I sistemi di difesa aerea più sofisticati possono intercettarli, ma utilizzare missili molto costosi contro droni relativamente economici rende la difesa difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Mosca punta così a consumare le riserve ucraine, colpire ferrovie, centrali energetiche e collegamenti logistici e costringere Kiev a distribuire le proprie difese su un territorio molto esteso. Cresce contemporaneamente il rischio di incidenti con i Paesi Nato, soprattutto nell’area baltica, dove operano anche velivoli italiani.
GUERRA IN IRAN, AUMENTA L’OPPOSIZIONE A TRUMP: La Camera statunitense ha approvato una misura che chiede a Donald Trump di porre fine alla guerra contro l’Iran. Il provvedimento segnala una crescente opposizione politica al conflitto, ma non determina automaticamente la cessazione delle operazioni. La guerra sarebbe già costata agli Stati Uniti circa 38 miliardi di dollari e avrebbe ridotto le scorte di alcune munizioni. Il problema non è soltanto finanziario: Washington deve continuare a garantire armi a Israele, sostenere l’Ucraina e mantenere una capacità di deterrenza in Asia. Combattere contemporaneamente su più fronti rischia quindi di mettere sotto pressione l’apparato militare statunitense.
IL PETROLIO PUÒ TORNARE A 150 DOLLARI: Gli attacchi contro infrastrutture energetiche e vie di comunicazione del Medio Oriente hanno spinto il petrolio sopra i 100 dollari al barile. Nello scenario più grave, un’interruzione prolungata delle forniture saudite o delle rotte marittime potrebbe portare il prezzo verso i 150 dollari. Per l’Italia e l’Europa questo significherebbe carburanti più cari, aumenti nei costi di trasporto e produzione e nuove pressioni sulle bollette. Le imprese trasferirebbero almeno una parte dei maggiori costi sui prezzi finali, facendo risalire l’inflazione. Il rischio è una combinazione particolarmente negativa: crescita economica debole e prezzi in aumento. In questo contesto le banche centrali avrebbero meno spazio per abbassare i tassi.
TASSI, PERCHÉ I MERCATI SONO PREOCCUPATI: Il rendimento dei titoli di Stato americani a dieci anni è salito intorno al 5,04%, il livello più alto dal 2007. Un rendimento così elevato indica che gli investitori chiedono una remunerazione maggiore per prestare denaro agli Stati Uniti. Le ragioni sono l’inflazione, il costo della guerra, l’aumento della spesa pubblica e il timore che la Federal Reserve sia costretta ad alzare ancora i tassi. L’aumento dei rendimenti americani produce effetti internazionali: rende più costoso il credito, mette sotto pressione i mercati azionari e può far salire anche i tassi applicati a mutui e finanziamenti europei.
TRUMP SCONFITTO SUL VOTO POSTALE: La Corte Suprema ha bloccato il tentativo di Trump di limitare il voto per corrispondenza prima delle elezioni di metà mandato. Il voto postale è da tempo uno dei bersagli politici del presidente, che lo considera più esposto a irregolarità. Non sono però emerse prove di frodi sistematiche tali da modificare i risultati delle precedenti elezioni. La decisione è importante perché riafferma che il presidente non può cambiare unilateralmente le regole elettorali attraverso un ordine esecutivo. Trump continuerà probabilmente a intervenire sul tema attraverso i singoli Stati, i tribunali e la battaglia politica.
ITALIA E SPAGNA, CHE COSA SUCCEDE A SCHENGEN: L’Italia ha prorogato di quindici giorni i controlli nei collegamenti con la Spagna. Madrid ha reagito duramente e ha annunciato misure analoghe nei confronti dell’Italia. Schengen permette normalmente di spostarsi tra gli Stati aderenti senza controlli sistematici alle frontiere. I governi possono sospendere temporaneamente questa libertà per ragioni di sicurezza o per gestire emergenze migratorie. Il rischio è che misure nate come eccezionali diventino sempre più frequenti. Se ogni Stato ripristina autonomamente i controlli, una delle principali conquiste dell’Unione europea viene progressivamente svuotata.
L’UNIONE EUROPEA CERCA UNA DIREZIONE: Ursula von der Leyen presenta il discorso sullo Stato dell’Unione in una fase particolarmente difficile. L’Europa deve affrontare contemporaneamente guerra, sicurezza energetica, concorrenza cinese, rapporti problematici con gli Stati Uniti, crisi industriale e ritardo tecnologico. Uno dei punti centrali riguarda l’intelligenza artificiale. L’Europa vuole proteggere cittadini e imprese dai rischi, ma una regolamentazione troppo rigida potrebbe rendere ancora più difficile competere con Stati Uniti e Cina. La Commissione deve quindi trovare un equilibrio tra regole, investimenti e sviluppo industriale.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE, I BIG SI DIVIDONO: Alcuni protagonisti del settore chiedono di rallentare lo sviluppo dei sistemi più potenti per comprenderne meglio i rischi. Altri, tra cui i vertici di Nvidia e Meta, respingono l’idea di una pausa e sostengono che non siano necessarie nuove leggi particolarmente restrittive. Il contrasto riguarda anche enormi interessi economici. Un rallentamento potrebbe ridurre la domanda di chip, data center, energia e infrastrutture digitali. Per questo i titoli tecnologici hanno reagito negativamente alla prospettiva di una frenata. C’è inoltre un problema geopolitico: anche se le aziende occidentali accettassero una moratoria, non esiste la certezza che la Cina o altri Paesi farebbero altrettanto.
UNA STARTUP ITALIANA RACCOGLIE 270 MILIONI: La società romana Exein avrebbe raccolto 270 milioni di dollari per sviluppare tecnologie di cybersicurezza basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è proteggere oggetti connessi, macchinari industriali, robot e dispositivi domestici. Più aumenta il numero degli apparecchi collegati alla rete, più crescono i possibili punti di accesso per gli hacker. L’operazione è rilevante perché dimostra che anche una società tecnologica italiana può attrarre capitali internazionali in un settore strategico e ad alta crescita.
EX ILVA, CHE COSA PUÒ ACCADERE: Il governo sta studiando nuovi strumenti per proteggere i dipendenti e i lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva. Si parla di cassa integrazione, misure contro i licenziamenti e della possibile offerta di una cordata italiana nel mese di ottobre. Il problema resta la sostenibilità economica dell’acciaieria. Per rilanciarla servono capitali molto consistenti, interventi ambientali e una strategia energetica in grado di rendere competitivo l’acciaio prodotto in Italia.
Un servizio di agenzia.mediamolt.it