Milano, 16 settembre 2026 – Una giornata dominata dall’inflazione, dai consumi americani e soprattutto dalla Federal Reserve. Il calendario macroeconomico di mercoledì 16 settembre si è aperto nella notte con la pubblicazione dei dati provenienti da Nuova Zelanda, Giappone e Australia, mentre nelle prossime ore l’attenzione si sposterà prima sull’Europa e poi sugli Stati Uniti. Alle 20 italiane arriverà la decisione della Fed sui tassi, seguita alle 20.30 dalla conferenza stampa: il mercato si attende un aumento di 25 punti base, dal 3,75% al 4%. Le prime indicazioni della giornata sono arrivate dalla Nuova Zelanda. Nel secondo trimestre il disavanzo delle partite correnti è risultato pari a 1,67 miliardi, un dato migliore rispetto ai 2,57 miliardi attesi, ma più ampio rispetto agli 1,09 miliardi del trimestre precedente. Su base annua il deficit si è attestato a 14,58 miliardi, in miglioramento dai precedenti 16,30 miliardi. Il saldo delle partite correnti è risultato negativo per il 3,2% del Pil, contro il 3,6% precedente. Dal Giappone sono arrivati segnali contrastanti. Ad agosto il deficit della bilancia commerciale è salito a 1.105,6 miliardi di yen, risultando più ampio dei 1.052,6 miliardi previsti e dei 638,3 miliardi registrati in precedenza. Il dato destagionalizzato ha mostrato un passivo di 840 miliardi di yen, meno grave rispetto al disavanzo di mille miliardi atteso, ma superiore ai 680 miliardi precedenti. Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 19,3% su base annua, superando la previsione del 18,2%, anche se il ritmo di crescita è rallentato rispetto al 23,2% precedente. Le importazioni sono salite del 28%, leggermente più del 26,3% stimato e sostanzialmente in linea con il 27,9% della rilevazione precedente. Il quadro indica quindi scambi commerciali ancora in forte espansione nominale, ma con la crescita delle importazioni superiore a quella dell’export e un conseguente allargamento del deficit. Più debole il dato sugli ordinativi di macchinari, indicatore seguito per valutare le prospettive degli investimenti delle imprese giapponesi. A luglio gli ordinativi principali sono diminuiti del 3,7% rispetto al mese precedente, dopo il balzo del 9,7% di giugno. Il risultato è stato peggiore delle attese, orientate verso una flessione dell’1,2%. Su base annua la crescita è rallentata all’11,2%, dal 16,9% precedente e contro il 15,3% previsto. Il dato segnala una maggiore prudenza delle aziende nelle decisioni di investimento. Dall’Australia, l’indice anticipatore mensile del Melbourne Institute relativo ad agosto ha registrato una variazione sostanzialmente nulla, dopo la stabilità del mese precedente. Il dato non segnala quindi un’accelerazione significativa dell’attività economica nei prossimi mesi.
GLI APPUNTAMENTI IN CALENDARIO IN EUROPA: La parte europea della giornata si apre con l’inflazione britannica di agosto. Il mercato si attende un’accelerazione dell’indice dei prezzi al consumo al 3,1% annuo, dal 2,9% precedente, e una crescita dello 0,5% su base mensile, contro lo 0,3% di luglio. L’inflazione di fondo è prevista stabile al 2,6% annuo, mentre i prezzi alla produzione in entrata dovrebbero salire dello 0,6% mensile e del 5,4% annuo. L’indice dei prezzi al dettaglio è atteso in accelerazione dal 3,2% al 3,5%. I numeri saranno osservati in vista della riunione della Bank of England. La banca centrale britannica deve infatti valutare un’economia caratterizzata da un mercato del lavoro in rallentamento, ma anche da nuove pressioni sui prezzi legate al rincaro dell’energia. Un’inflazione superiore alle previsioni rafforzerebbe l’ipotesi di una politica monetaria più restrittiva nei prossimi mesi. Alle 10 sarà la volta dell’inflazione italiana di agosto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è atteso in crescita del 3,3% annuo, contro il 2,9% precedente, e dello 0,5% su base mensile, dopo lo 0,3% di luglio. Per l’indice armonizzato europeo le stime indicano un aumento annuo del 3,2%, dal 2,9%, e una variazione mensile positiva dello 0,1%, dopo il calo dell’1% registrato in precedenza. Si tratta di dati particolarmente rilevanti perché consentiranno di misurare quanto l’aumento dei prezzi energetici si stia trasferendo sul costo della vita delle famiglie italiane. Un’accelerazione superiore alle attese aumenterebbe le pressioni sui consumi e sui redditi reali e potrebbe rafforzare le aspettative di nuovi interventi restrittivi da parte della Banca centrale europea. Alle 10.30 è atteso l’indice britannico dei prezzi delle abitazioni, previsto in crescita del 2,1% annuo, poco sopra il 2% precedente. Alle 11 arriveranno invece i dati sulla produzione industriale dell’Eurozona. Per luglio è attesa una contrazione dello 0,2% su base mensile, dopo la variazione nulla precedente, e una flessione dello 0,3% su base annua, contro il precedente aumento dello 0,1%. Sempre alle 11 saranno pubblicati i dati sul costo del lavoro e sulle retribuzioni nell’area euro. L’indice del costo della manodopera è previsto in rallentamento al 3% annuo, dal 3,2%. La dinamica salariale rappresenta uno degli indicatori seguiti con maggiore attenzione dalla Bce per capire se l’aumento dei prezzi possa trasformarsi in inflazione persistente attraverso una rincorsa tra salari e costo della vita. In calendario anche i dati sugli investimenti diretti esteri in Cina, dopo la contrazione del 6,2% della precedente rilevazione. Alle 11.30 la Germania collocherà Bund con scadenza a trent’anni: l’asta sarà osservata con particolare attenzione dopo il forte aumento dei rendimenti obbligazionari internazionali. Il rendimento della precedente emissione era stato del 3,65%. Nel corso del pomeriggio sono inoltre previsti gli interventi di Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Bce, alle 15, del presidente della Bundesbank Joachim Nagel alle 18 e della presidente della Bce Christine Lagarde alle 19. Le dichiarazioni potrebbero offrire indicazioni sull’orientamento dell’Eurotower dopo il secondo rialzo dei tassi deciso nel corso del 2026.
I DATI AMERICANI PRIMA DELLA FED: Negli Stati Uniti la prima serie di dati arriverà alle 13 con le richieste settimanali di mutui, l’indice delle domande di acquisto e quello relativo ai rifinanziamenti. Nella rilevazione precedente le richieste complessive erano diminuite del 2,7%, mentre il tasso medio sui mutui trentennali si era attestato al 6,85%. Il mercato immobiliare statunitense continua a risentire dell’elevato costo del credito. Il nuovo aumento dei rendimenti dei Treasury potrebbe tradursi in un ulteriore rincaro dei finanziamenti per l’acquisto della casa, riducendo la domanda e rendendo più difficile il rifinanziamento dei prestiti esistenti. Alle 14.30 saranno pubblicate le vendite al dettaglio statunitensi di agosto, uno degli appuntamenti più importanti della giornata prima della Fed. Il dato complessivo è atteso in crescita dello 0,8% mensile, dopo il calo dello 0,6% registrato a luglio. Le vendite depurate dalle componenti più volatili sono previste in aumento dello 0,6%, contro la precedente flessione dello 0,3%. Il cosiddetto gruppo di controllo, utilizzato nel calcolo del Pil, dovrebbe segnare un progresso dello 0,4%, dopo il calo dello 0,4%. Numeri superiori alle attese indicherebbero una domanda interna ancora robusta e offrirebbero alla Federal Reserve ulteriori argomenti per aumentare i tassi. Un dato debole potrebbe invece segnalare che il rincaro dell’energia e le condizioni finanziarie più restrittive stanno cominciando a frenare i consumi. In contemporanea arriveranno gli indici dei prezzi alle importazioni e alle esportazioni. I prezzi all’import sono attesi in aumento dello 0,4% mensile, dopo il calo dello 0,4%, mentre quelli all’export dovrebbero crescere dello 0,5%, dopo la flessione dell’1,3%. Anche questi indicatori saranno letti in relazione alle nuove pressioni inflazionistiche generate dall’energia. Alle 16 saranno pubblicati i dati sulle scorte delle imprese e l’indice Nahb sulla fiducia dei costruttori residenziali. Le scorte aziendali sono previste in crescita dello 0,6%, dopo la variazione nulla precedente. L’indice del mercato immobiliare dovrebbe invece scendere da 35 a 34 punti, confermando la debolezza del settore.
PETROLIO E SCORTE STATUNITENSI: Alle 16.30 l’attenzione si sposterà sulle scorte petrolifere settimanali degli Stati Uniti. Gli analisti prevedono una diminuzione delle riserve di greggio di 1,6 milioni di barili, dopo il calo di 391 mila barili della settimana precedente. Il dato assume un’importanza superiore al consueto dopo il forte rialzo del petrolio e le nuove tensioni sulle forniture internazionali. Una riduzione delle scorte maggiore del previsto potrebbe sostenere ulteriormente le quotazioni del greggio e alimentare i timori inflazionistici. Saranno diffusi anche i dati sulle riserve di benzina e distillati, sull’attività delle raffinerie, sulle importazioni di greggio e sulle scorte nel terminal di Cushing, in Oklahoma. Alle 17.30 è previsto l’aggiornamento del modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta. La stima precedente indicava per il terzo trimestre una crescita annualizzata dell’economia statunitense del 4,4%. Una conferma di questo ritmo mostrerebbe un’economia ancora molto solida nonostante l’aumento dei costi energetici e finanziari.
L’APPUNTAMENTO CENTRALE CON LA FED: Alle 20 italiane arriverà la decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse. Le attese sono orientate verso un rialzo di 25 punti base, con il tasso sui Fed Funds destinato a passare dal 3,75% al 4%. Sarebbe il primo aumento del costo del denaro negli Stati Uniti da oltre tre anni. Insieme alla decisione saranno diffuse le nuove proiezioni economiche del Federal Open Market Committee e il cosiddetto dot plot, il grafico che raccoglie le previsioni dei singoli membri della Fed sull’andamento futuro dei tassi. Nelle precedenti proiezioni il tasso era indicato al 3,8% per la fine del periodo corrente, al 3,6% per l’anno successivo, al 3,4% per il secondo anno e al 3,1% nel lungo termine. Alle 20.30 inizierà la conferenza stampa del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. I mercati cercheranno di capire se l’aumento atteso rappresenti un intervento isolato contro il nuovo shock inflazionistico oppure l’inizio di un vero ciclo di rialzi. Petrolio, rendimenti obbligazionari, inflazione e solidità dei consumi saranno i principali elementi alla base della decisione. (RED/MEDIAMOLT)
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