
Milano, 30 ottobre 2026 – Mohawk Industries, gruppo statunitense leader mondiale nei rivestimenti e nelle superfici per l’architettura, proprietario tra gli altri del marchio italiano Marazzi, ha chiuso il terzo trimestre del 2026 con ricavi per 2,8 miliardi di dollari, in crescita di circa l’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto si è attestato a 163 milioni, pari al 5,9% del fatturato, mentre l’Ebitda adjusted ha raggiunto circa 353 milioni, con un margine del 12,7%. Il risultato operativo è salito a 188 milioni di dollari, con un incremento di circa 51 milioni su base annua. L’utile per azione diluito si è attestato a 2,72 dollari, in crescita del 55%, mentre quello rettificato è aumentato di circa il 2%. La crescita del fatturato riflette principalmente gli aumenti dei prezzi introdotti per compensare l’inflazione e il miglioramento del mix di prodotto. I volumi di vendita, su base rettificata, sono infatti diminuiti di circa il 4%, evidenziando la persistente debolezza della domanda nei mercati delle pavimentazioni e dei rivestimenti.
“Abbiamo conseguito un solido terzo trimestre in un contesto di domanda debole”, ha dichiarato Paul De Cock, amministratore delegato di Mohawk Industries, sottolineando come gli aumenti dei p
Mohawk ha riacquistato nel terzo trimestre circa 2 milioni di azioni proprie, per un valore di 261 milioni di dollari, ai quali si aggiungono ulteriori 34 milioni restituiti agli azionisti nella prima parte del quarto trimestre. Il consiglio di amministrazione ha inoltre autorizzato un nuovo programma di riacquisto di azioni proprie fino a 500 milioni di dollari. Per l’intero esercizio 2026 il gruppo prevede investimenti in conto capitale per circa 445 milioni di dollari, rispetto ai 460 milioni precedentemente stimati. Il rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda adjusted si è attestato a 0,7 volte. Le prospettive per gli ultimi tre mesi dell’anno restano prudenti. Mohawk prevede un utile per azione rettificato compreso tra 1,35 e 1,45 dollari, “in un contesto di domanda ancora debole e costi produttivi elevati”. (RED/LUXURY&FINANCE)
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